Militare, vittima non riconosciuta di uranio impoverito.
A parlare è Lorenzo Motta “Lo Stato interviene solo per buttarti la terra di sopra”.

Tornato dalle missioni all’estero con una patologia che lo taglia fuori dalla marina militare, il linfoma di Hodgkin, combatte da 14 anni perché il suo tumore venga dichiarato dipendente dall’esposizione alle nanoparticelle di metalli pesanti. Eppure, già nel 1992 la Nato aveva diramato delle normative ben precise in merito a queste tematiche, che però l’Italia ha ignorato, non informando i soldati che mandava in missione all’estero. 

Lorenzo Motta, ex militare della marina militare congedato nel 2008 affetto dal linfoma di Hodgkin, a causa di una patologia contratta dall’esposizione all’uranio impoverito, a nanoparticelle di metalli pesanti, che, ormai da quattordici anni ormai circolano nel suo sangue e per la somministrazione di vaccini senza criterio 

La storia di Motta, seguita con molta attenzione dall’Avv. Ezio Bonanni, presidente ONA e legale di Lorenzo insieme all’Avv. Pietro Gambini, inizia quando lui ha appena 21 anni. Lui, come tanti altri militari, fa parte del lunghissimo elenco di persone in divisa che si sono ammalate a causa dell’uranio impoverito, nano particelle di metalli pesanti scaturite dall’esplosione di ordigni bellici e vaccinazioni senza controllo.

“Mi sono arruolato in marina militare nell’Aprile del 2002. Finito il corso di specializzazione alle scuole militari di Taranto fui destinato su Nave Scirocco (unità missilistica, antisommergibile) di base a La Spezia. Ci tengo a precisare che subito dopo aver terminato la scuola a Taranto presentai domanda per aderire al 54° Corso Ordinario Incursori del COMSUBIN e fui sottoposto a visita per ottenere l’idoneità. Mi analizzarono tutto; sangue, torace, polmoni etc. Ero sano come un pesce.  Ed è in queste condizioni che, per motivi personali, ritornai bordo della Scirocco, con la quale intrapresi le prime missioni all’estero, circa otto in totale dal 2002 al 2007. Sono campagne umanitarie, contrasto alla pirateria e al terrorismo, e missioni per la pacificazione del territorio afghano”, ci tiene a precisare Lorenzo Motta.

La sua vita, però, dal luglio 2005, è destinata a cambiare per sempre quando a seguito di un gonfiore nella parte destra del collo,  inizialmente diagnosticato come un semplice ascesso dentale, a cui poi seguiranno una serie di altre diagnosi inesatte, dalla tubercolosi a quella dell’HIV, si sottopone ad una biopsia.

L’esito arriva il 13 dicembre: è linfoma di Hodgkin, patologia che attacca il sistema linfatico. Si sottopone a otto cicli di chemioterapia e a 35 sedute di radioterapia. Nel frattempo, arriva anche una lettere della marina militare: se la malattia si fosse protratta per altri tre mesi lo stipendio sarebbe stato ridotto del 50 per cento, se si fosse protratta per ulteriori tre mesi si sarebbe ridotto a zero. “Sono stato lasciato senza soldi, sfrattato da casa, con una figlia appena nata. Mi sono messo a fare il lavapiatti per mantenere la famiglia, ma quei soldi non bastavano lo stesso – spiega – Lo Stato non ti agevola, se sei in difficoltà viene per buttarti la terra di sopra”. Fin qui potrebbe anche essere una storia come tante, una parte che lui stesso definisce «pre-pensiero», perché ancora inconsapevole di quello che stava già accadendo.

“Tu hai fatto missioni all’estero? Sei sicuro che sia stato il destino a riservarti questo linfoma?”. Cambia tutto, per Motta “Mi si è aperto un mondo, cominciai a fare ricerche e approfondimenti”. Nel 2011 ottiene una risposta che mai si sarebbe aspettato: dentro il suo corpo vengono ritrovati sedici metalli diversi, dall’alluminio al ferro al nichel, c’è persino l’oro. Tutte formazioni “compatibili con quelle delle esplosioni”. Prima di questa scoperta, però, chiede la dipendenza da causa di servizio e la definizione di vittima del dovere, due benefici riconosciuti da distinti decreti del Presidente della Repubblica. Richiesta inoltrata al ministero della Difesa e trasmessa al Comitato di verifica, organo consultivo del ministero dell’Economia e delle finanze.

Dopo cinque anni riceve un esito che ancora rimbomba nella sua testa: «La sua patologia non è dipendente da cause di servizio». È il primo diniego dello Stato. L’unica alternativa è ricorrere al Tar Lazio, che ammette un vizio di forma nell’esito del Ministero e «impone all’amministrazione un onere motivazionale ed istruttorio particolarmente stringente». La sentenza di primo grado viene appellata con richiesta di sospensione. Il Consiglio di Stato invita a sua volta i Ministeri a rimettere un parere di accoglimento ben motivato: «La delicatezza della questione in sé e dei vari interessi implicati ne impone l’esposizione con dovizia di particolari, ma non determina di per sé solo il riconoscimento d’alcunché dell’appellato».

Le amministrazioni, per tutta risposta, negano di nuovo, secondo loro non ci sono evidenze scientifiche, ignorando quindi il rischio probabilistico e i numerosi altri casi identici a quello di Motta, giunti a un esito differente. Entra in gioco un commissario ad acta e la nomina di un Consulente tecnico d’ufficio, che si esprimerà a breve sulla questione. “Intanto, spulciando tutte le memorie difensive del ministero della Difesa leggo che hanno dichiarato il falso in sede di giudizio. Scrivono che non ho mai maneggiato munizionamenti pesanti e che non ho mai usato armi – spiega Motta – Ma posso dimostrare che non è così e rendere conto dei lanci missilistici effettuati dalla Scirocco. Come ci sono arrivato io, anche il ministero era ed è nelle condizioni di poterlo appurare. Bugie a carico mio. Loro scrivono e loro negano”. Nel frattempo due sentenze, quella del Tar Lazio e del Tar Piemonte, parlano di 75 mila casi come il suo. Tuttavia, guardando indietro, Motta rifarebbe le stesse scelte: “Mi hanno tolto la cosa che amavo di più, la marina militare, e poi mi hanno trattato come un delinquente. Potessi tornare indietro, però, rifarei di nuovo tutto. Ora è stata coinvolta anche la Procura della Repubblica”.

Il Dipartimento “Tutela personale civile e militare esposto all’uranio impoverito”, costituito da ONA Onlus, per volontà del Presidente, Avv. Ezio Bonanni, sostiene e assiste il sig. Lorenzo Motta.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, associazione rappresentativa delle vittime dell’amianto, e degli altri agenti patogeni e cancerogeni, nell’ambito delle sue attività istituzionali, ha assunto contezza del fatto che tra i militari, ex militari e personale civile, vi è un’alta incidenza di patologie che possono essere ricondotte anche all’esposizione ad uranio impoverito, nelle missioni cui hanno partecipato nello svolgimento del loro servizio, in condizioni ambientali particolarmente sfavorevoli, e quasi sempre in teatro bellico.

Nell’ambito dello svolgimento di tali missioni, questo personale ha ricevuto la massiva somministrazione di vaccini, che può aver avuto un ulteriore ruolo di potenziamento degli effetti delle esposizioni.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, attraverso il Dipartimento Tutela Esposti all’Uranio Impoverito e vittime dei vaccini, ha già assistito ed assiste molti dei militari, degli ex militari, e del personale civile del Ministero della Difesa, che risulta aver contratto patologie ovvero subito danni biologici riconducibili all’attività di servizio, in condizioni di gravosa esposizione ad uranio impoverito, con un supporto concausale della massiva somministrazione vaccinale.

Articolo completo su http://palermo.meridionews.it/articolo/59346/militare-vittima-non-riconosciuta-di-uranio-impoverito-motta-ci-mandavano-in-missione-in-stile-boy-scout/

 

 

 

 

 

 

Autore dell'articolo: Notiziario Amianto

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