Le patologie asbesto correlate – Repac


 Le patologie Amianto / Asbesto Correlate


 

Le polveri e fibre di amianto, respirate ed ingerite, hanno capacità fibrogene e cancerogene e quindi arrecano danni alla salute umana, e per questo motivo va evitata ogni forma di esposizione, ed è giusto affermare, come fece a suo tempo il Prof. Luciano Mutti, che “l’unica fibra non dannosa è quella che non si respira”.

La IARC (International Agency For Research On Cancer – Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), istituita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (che fa parte dell’ONU), nella sua ultima monografia in materia di amianto (2012. Asbestos. Actinolite, amosite, anthophyllite, chrysotile, crocidolite, tremolite. IARC Monogr Evaluation Carcinog Risk Chem Man, Vol. 100C), ha ribadito, a pag. 294: “There is sufficient evidence in humans for the carcinogenicity of all forms of asbestos (chrysotile, crocidolite, amosite, tremolite, actinolite, and anthophyllite). Asbestos causes mesothelioma and cancer of the lung, larynx, and ovary. Also positive associations have been observed between exposure to all forms of asbestos and cancer of the pharynx, stomach, and colorectum”.

In buona sostanza, l’Agenzia internazionale per la lotta contro il cancro è giunta all’unanime conclusione scientifica che l’amianto provoca, oltre al mesotelioma e al cancro polmonare, anche il cancro alle ovaie e alla laringe e, con evidenza epidemiologica, alla faringe, allo stomaco, al fegato e al colon retto.

La questione amianto dimostra il fallimento dei programmi di sanità pubblica di tutela della salute. Tant’è vero che la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, nel suo istituzionale, cita la stima di un’incidenza di 107.000 decessi ogni anno per le sole asbestosi, mesotelioma e tumore polmonare di origine professionale, e un milione e mezzo di malati. Una stima per difetto che non tiene conto di tutte le altre patologie di diversa origine[2], e del fatto che in alcuni Paesi c’è poca attenzione per le rilevazioni epidemiologiche e per la tutela della salute dei lavoratori.

 

Localizzazione dei corpuscoli dell’asbesto negli organi dei lavoratori dell’asbesto (reperto autoptico)

 

I lavoratori che hanno contratto patologie asbesto correlate hanno diritto alla rendita INAIL, ai benefici contributivi per esposizione ad amianto e al risarcimento dei danni   e, nel caso di riconoscimento dell’origine professionale dell’asbestosi, mesotelioma e tumore polmonare, si ha diritto all’immediato pensionamento anche se non sono stati raggiunti i limiti di età e l’anzianità contributiva, in seguito all’entrata in vigore dell’art. 1 comma 250 L. 232/16.

L’INAIL, nell’ultimo aggiornamento, ha integrato il numero di patologie inserite nella lista I, per cui c’è la presunzione legale di origine, e quindi l’obbligo di immediato riconoscimento: asbestosi polmonare, placche e/o ispessimenti della pleura, mesotelioma pleurico, mesotelioma pericardico, mesotelioma peritoneale, mesotelioma della tunica vaginale del testicolo, tumore del polmone, con l’inserimento del tumore della laringe e dell’ovaio.

  • La lista II (per cui l’origine lavorativa è di limitata probabilità) è stata integrata con l’aggiunta del tumore della faringe, tumore dello stomaco, tumore del colon retto, ed è impegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto, anche attraverso questa piattaforma digitale, insistere affinché queste patologie vengano inserite nella lista I, in modo che siano assistite dalla c.d. presunzione legale di origine.

  • La lista III(per cui l’origine lavorativa è possibile) contiene solo il riferimento al tumore dell’esofago.

  • La c.d. presunzione legale di origine facilita il riconoscimento dell’origine professionale di queste patologie e il loro indennizzo da parte dell’INAIL, che poi rileva anche ai fini della richiesta del risarcimento dei danni.

Per le patologie contenute nelle liste II e III, il riconoscimento è più difficile in quanto il lavoratore, ovvero i suoi eredi (moglie e/o figli minorenni) debbono dimostrare il nesso causale.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, proprio per far emergere il reale impatto dell’utilizzo dell’amianto e della sua mancata bonifica nel periodo successivo alla sua messa al bando per effetto della Legge 257/1992, sta contribuendo alla mappatura della presenza di amianto nel territorio nazionale, ed ha istituito la piattaforma per la registrazione di tutte le patologie asbesto correlate, di modo che si possa dimostrare, attraverso dati epidemiologici, la maggiore incidenza delle patologie di cui alle liste II e III per quei lavoratori e cittadini che sono rimasti esposti ad amianto per inalazione ed ingestione.

In altre parole, se tra i lavoratori e cittadini esposti ad amianto c’è un’altissima incidenza anche di quelle patologie, ora contemplate nella lista II e III, che non sono assistite dalla presunzione legale di origine, è di tutta evidenza che debbono essere inserite nella lista I, in modo da poter essere immediatamente indennizzate dall’INAIL, ovvero riconosciute come causa di servizio.

La mappatura e le rilevazioni epidemiologiche, per cui l’associazione ha realizzato le rispettive piattaforme, sono altresì decisive per i programmi di prevenzione primaria: è evidente che il dato limitato ai mesoteliomi, censiti nel V Rapporto ReNaM, seppur in aumento (più di 1.500 casi per il 2011), pur allarmante, è certamente sottostimato rispetto ai 1.900 casi censiti da ONA, AIOM ed AIRTUM per il 2016, e per le stime contenute nel II Rapporto Mesoteliomi di ONA Onlus , con una stima di 6.000 decessi per patologie asbesto correlate per l’anno 2016.

Tali stime, estese anche ai casi di personale docente e non docente delle scuole di ogni ordine e grado e di altri istituti pubblici e del personale civile e militare delle Forze Armate e del comparto Sicurezza, danno il segnale della reale situazione di insicurezza in cui si versa in Italia, tenendo presente che le esposizioni di oggi costituiranno le patologie del domani e, purtroppo, i decessi per i prossimi decenni.

In Italia, il sistema tabellare è stato definitivamente scardinato per effetto degli interventi demolitivi della Corte Costituzionale. Quindi, le patologie tabellate debbono essere indennizzate, essendo sufficiente la sola presenza della noxa patogena nell’ambiente lavorativo per ottenerne il riconoscimento dell’origine professionale (Cass., Sez. lav., n. 23653/2016).

L’INAIL, ove voglia negare l’origine professionale di tali patologie e quindi l’indennizzo, dovrà non solo eccepire ma anche dimostrare la loro esclusiva origine extraprofessionale (Cass. 25.08.1986 n. 5180; Cass., 20.03.1990 n. 2303; Cass. 13.10.92 n. 11143; Cass. 08.05.1996 n. 4297; Cass. 26.07.2004 n. 14023; Cass. 06.04.2006, n. 8002; Cass. 03.04.2008 n. 8638; ed ex multis).

L’elenco delle tabelle può essere sempre integrato. la Lista I comprendeva asbestosi polmonare, placche e/o ispessimenti della pleura, mesotelioma pleurico, mesotelioma pericardico, mesotelioma peritoneale, mesotelioma della tunica vaginale del testicolo, tumore del polmone,e con l’ultima modifica, sulla base della monografia IARC, è stata integrata anche il cancro alla laringe e all’ovaio. (art. 39 e 139 dpr 1124/65 e art. 10 n. 3 Dlgs 38/2000).

Proprio per tali ragioni, l’Osservatorio Nazionale Amianto ha istituito la presente piattaforma digitale attraverso la quale ogni singolo cittadino può denunciare e segnalare casi di patologie di cui sospetta l’origine asbesto correlata.

Il dato epidemiologico offre uno spunto importante che, coniugato con esperimenti in laboratori, anche su animali, costituisce il presupposto per l’aggiornamento delle tabelle, che favoriscono l’indennizzo e il risarcimento del danno e costituiscono anche il presupposto per una più incisiva azione di prevenzione primaria, che si realizza evitando ogni forma di esposizione.

L’epidemiologia costituisce uno strumento di prevenzione terziaria che agisce circolarmente con la prevenzione primaria, fornendo il dato da cui si deve attingere per calibrare gli strumenti di prevenzione: un’altissima incidenza di patologie per l’esposizione a un cancerogeno induce alla sua sostituzione (come dovrebbe essere), ovvero ad abbassare i c.d. limiti di soglia, imposti da misure di compromesso tra salute e profitto.

Prof. Giancarlo Ugazio, coordinatore del Dipartimento Patologie Ambientali.

Prof. Giancarlo Ugazio nella sua pubblicazione “La triade interattiva del mondo inquinato contro la salute”, Aracne Editrice, le fibrille d’asbesto sono dannose alla salute umana, sia se inalate, sia se ingerite (Omura, 2006).

Infatti, il Prof. Giancarlo Ugazio ha riassunto graficamente l’azione delle fibrille di amianto:

Le fibrille che eventualmente inquinassero l’acqua potabile impiegata per scopi igienici, avrebbero un loro peculiare destino perché, una volta localizzate nella cavità di organi in diretta comunicazione con l’esterno del corpo, possono spostarsi attraverso tale canalizzazione naturale verso tessuti-organi interni. Verosimilmente, questo è il caso delle microscopiche deposizioni del minerale che si localizzano nella vagina le quali, secondo recenti ricerche, provocano l’insorgenza dell’adenocarcinoma ovarico (Omura, 2006; Heller et al., 1999). Poi, riproducendo la stessa localizzazione dei corpuscoli dell’asbesto, si possono trovare le manifestazioni dell’azione cancerogena delle fibrille minerali. La letteratura scientifica riferisce che quest’azione patogena si realizza attraverso un danno della molecola del DNA del nucleo delle cellule mediante un’azione perossidativa (Voytek et al. 1990).

Vie d’ingresso dell’asbesto nell’organismo

“In seguito all’innesco molecolare della cancerogenesi, nei tessuti dei soggetti esposti, s’instaura un processo competitivo (tiro alla fune) tra i cancerogeni e i meccanismi naturali di difesa contro il cancro. Se, in dipendenza dalla dose di minerale assunta (body burden), che dipende dalla concentrazione del minerale nell’ambiente di lavoro o di vita, e dal tempo di esposizione a esso (periodo di latenza), la cancerogenesi prevale sulle difese, è inevitabile l’insorgenza di un tumore maligno.

Si sa oggigiorno che queste gravi patologie da asbesto possono colpire sia tessuti e organi localizzati nel torace, sia tessuti situati in altri distretti diversi dall’apparato respiratorio. Questi possono essere: il cervello (glioblastoma multiforme e astrocitoma), la prostata (carcinoma), l’ovaio (adenocarcinoma), (Omura, 2006; Heller et al., 1999), e diversi tessuti emolinfopoietici (leucemie, linfomi) (Omura, 2006).

La cancerogenesi da asbesto è potenziata dall’azione sinergica di metalli pesanti quali: il cromo esavalente, il mercurio, lo zinco, l’arsenico, il selenio, come anche di microrganismi (Candida Albicans, Citomegalovirus, Clamidia Trachomatis, Helicobacter Pylori) (Omura, 2006) oltre a improvvidi trattamenti iatrogeni capaci di alterare il delicato e prezioso equilibrio della bilancia perossidativa nei tessuti, come potrebbe risultare una terapia marziale dell’anemia.
Oltre alle neoplasie elencate sopra, la ricerca biomedica ha dimostrato che l’asbesto partecipa all’eziopatogenesi di altre patologie di tipo degenerativo. Tra esse si annoverano: il morbo di Alzheimer, con aumento del contenuto della beta-amiloide (1-42) nel tessuto cerebrale, la Sclerosi Laterale Amiotrofica (ALS), e altre patologie meno drammatiche ma assai debilitanti, quali la fibromialgia e seri problemi cardiovascolari (Omura, 2006).

Secondo gli scienziati della Columbia University (Omura, 2006) di NYC, contro la generale credenza secondo cui, quando l’asbesto si è accumulato dentro il corpo, è difficile rimuoverlo e che è necessaria una lunga latenza (anche più di quindici anni, talora fino a quaranta) per sviluppare il mesotelioma pleurico, i dati recenti dimostrano che in meno di cinque anni (dall’11 settembre 2001 al 15 maggio 2006), diverse persone che lavoravano vicino al Ground Zero reliquato del crollo delle Torri Gemelle del World Trade Center sono morte a causa di mesotelioma pleurico (Omura, 2006). E’ stato dimostrato che hanno assunto fibrille di asbesto e nanotubi di carbonio (Wu et al., 2010).

Il medesimo gruppo di ricerca (Omura, 2006) ha riferito che l’azione patogena dell’asbesto comporta l’aumento della sua concentrazione nei tessuti, da un valore basale di 5 μg nei tessuti normali a 0,2-0,6 mg (talora a 2,0 mg) espressa in unità BDORT (Bi-Digital-O-Ring-Test) (Omura, 2006), accompagnato dalla drastica diminuzione del telomero delle cellule normali e dall’incremento del telomero delle cellule cancerose.

A questo punto occorre dare due precisazioni. 1) Il BDORT consiste in una prova in cui un anello formato con apposizione energica del pollice di una mano con una delle altre dita della stessa mano (2o, 3o, 4o, 5o) è aperto per il rilassamento della tensione muscolare del soggetto esaminato, dovuto al fenomeno della risonanza con l’identità e la quantità della specie molecolare evocata dall’esaminatore che, da parte sua, opera una sollecitazione per il rilascio dell’anello bidigitale (cfr. BDORT, in Internet.) 2) Il telomero è la regione terminale dei cromosomi lineari composta di DNA altamente ripetuto, che non codifica per alcuna proteina, ma che ha un ruolo importante nell’evitare la perdita d’informazioni durante la duplicazione dei cromosomi, un danno che, tra l’altro, caratterizza il fenomeno dell’invecchiamento.

Nel corso degli ultimi anni, gli scienziati della Columbia University hanno elaborato e collaudato una combinazione di cinque agenti terapeutici mutualmente compatibili (cilantro, amoxicillina, acidi grassi poli insaturi, sostanza zeta e acido caprilico) che riescono a ridurre i livelli nei tessuti sia dell’asbesto sia dei metalli pesanti e dei microrganismi che hanno una funzione sinergica col minerale nocivo; alla rimozione degli agenti patogeni dal tessuto fa seguito il loro ritrovamento nell’urina (Omura et al., 2010b). Risultati analoghi, soprattutto rispetto alla bilancia dei telomeri, sono ottenuti somministrando DHEA (deidrossiepiandrosterone, un ormone naturale il cui livello diminuisce in condizioni patologiche) (Omura, 2006), oppure applicando cicli di stimolazione elettrica transcutanea nella regione infrapatellare delle ginocchia mediante un emettitore d’impulsi, di frequenza pari a quella cardiaca [circa 60 Hz], trasmessi con un elettrodo di superficie fatto in casa (Omura et al., 2010b).

Concludendo, si può dire che, essenzialmente, Yoshiaki Omura e collaboratori hanno elaborato e collaudato un procedimento non invasivo per l’individuazione qualitativa e quantitativa sia dell’asbesto sia di tutti gli altri agenti chimici patogeni descritti in precedenza, capaci di svolgere un’azione sinergica – contribution, secondo la terminologia di Y.O. – con il minerale cancerogeno.

Parallelamente a queste ricerche, gli autori hanno dimostrato i rischi per la salute (vulnerabilità del cuore, per eccesso di troponina I, e calo delle difese contro il cancro) connessi con l’abitudine di indossare anelli sulle dita della mano sinistra e/o bracciali metallici sul polso sinistro. L’azione nociva dipenderebbe dalle correnti elettriche continue che lambiscono le regioni dell’arto superiore sinistro in cui sono localizzate le linee di rappresentazione del cuore, soprattutto del fascio di conduzione di esso (Omura et al., 2010a). Apparentemente, la ricerca sugli effetti degli anelli alle dita della mano sinistra potrebbe sembrare superflua nei confronti delle azioni patogene vere e proprie dell’asbesto se non si tenesse conto che uno degli organi direttamente suscettibili alla patologia da asbesto è proprio il cuore.

A questo punto s’impone di integrare la presente trattazione con una rassegna sinottica dei riferimenti bibliografici delle ricerche sulle patologie causate dall’asbesto distinguendo le localizzazioni extra-toraciche da quelle toraciche. Questo approfondimento è più che necessario per il fatto che ancora oggigiorno molti ricercatori, tra cui anche epidemiologi e/o responsabili della tenuta di registri-tumori, correlati con l’esposizione ad asbesto, ignorano, o non si curano, delle neoplasie a localizzazione extra-toracica. Tanto meno costoro considerano molte altre affezioni degenerative, non tumorali, provocate dall’asbesto. Un fattore aggiuntivo che comporta la sottostima della frequenza delle patologie correlate da asbesto consiste nello “strabismo” degli epidemiologi, generalmente affetti da uno spostamento dell’asse visivo che li porta a contare le patologie lavorative, magari solo quelle con pedigree, mentre non si danno pensiero di quelle del cittadino esposto al minerale nell’ambiente domestico o d’ambiente di vita. La conseguenza di quest’approccio, di tipo medievale, è che il conteggio de jure delle vittime dell’asbesto è assai inferiore di quello de facto, il vero”.

Il Prof. Giancarlo Ugazio richiama tutta la letteratura scientifica, che pone a fondamento delle sue conclusioni.
L’integrazione delle liste con tali patologie risulta decisiva per ottenerne il riconoscimento dell’origine professionale e quindi l’indennizzo INAIL e il risarcimento dei danni.
Il presente applicativo ONA REPAC, dunque, permette di acquisire, oltre al quadro esatto dell’epidemia in corso, anche la sua estensione in riferimento ad altre patologie che fino ad ora non sono mai state considerate legate, almeno in Italia, all’esposizione ad amianto, fino alle frontiere finora quasi inesplorate, come le altre “forme morbose dell’apparato respiratorio e cardiocircolatorio”, cui fa riferimento l’art. 145 dpr 1124/65, modificato dall’art. 4 L. 780/75.

Proprio sulla base di questo varco legislativo, l’Osservatorio Nazionale Amianto ha istituito il Dipartimento prevenzione e cura dei danni cardiocircolatori da esposizione ad amianto, che ha permesso di confermare la lesività dell’asbesto anche per l’apparato cardiaco e cardiocircolatorio, e quindi la necessità che nell’indennizzo si tenga conto delle relative complicanze che, in quanto tali, debbono essere considerate ai fini della quantificazione della lesione biologica.
Negli Stati Uniti, le ultime ricerche hanno confermato come le esposizioni a polveri e fibre di amianto provocano cancri dell’apparato emolinfopoietico e malattie degenerative (morbo di Parkinson, Alzheimer) per le quali si registra un preoccupante sinergismo con altri cancerogeni.
È quindi importante che coloro che sono stati esposti ad amianto segnalino tutte le patologie per le quali sospettano un’origine legata a tale agente patogeno al fine di investigare ulteriori effetti sull’organismo umano.

Inutile dire che, attraverso un dato epidemiologico evidente, si possa raggiungere il riconoscimento e quindi l’indennizzo e il risarcimento di altre patologie oltre a quelle classicamente definite asbesto correlate.
Il Prof. Giancarlo Ugazio, autore del monumentale trattato Patologia ambientale: Passato, Presente, Futuro edito da ONA, ha dimostrato che l’amianto provoca anche patologie extratoraciche, e in particolare cancro ai seguenti organi:

Cervello (Robinson et al., 1999; Omura,2006; Graziano et al., 2009; Reid et al., 2012);
Colecisti (Moran, 1992);
Colon-retto (Bianchi et al., 2007; Manzini et al., 2010; Reid et al., 2012);
Tessuti Emolinfopoietici (Robinson et al., 1999; Omura, 2006; Bianchi et al., 2007; Graziano et al., 2009; Reid et al., 2012);
Esofago (Kanarek, 1989; Omura, 2006);
Laringe-Lingua (Omura, 2006; Manzini et al., 2010);
Mammella (Selikoff, 1974; Feigelson et al., 1996; Fear et al., 1996; Robinson et al., 1999; Omura 2006 & 2010);
Ovaio (Heller et al., 1996; Heller et al., 1999);
Pancreas (Moran, 1992; Kanarek, 1989);
Peritoneo (Moran, 1992; Heller et al., 1999; Pavone et al., 2012);
Prostata (Moran, 1992; Feigelson et al., 1996; Stellman et al., 1998; Robinson et al., 1999; Koskinen et al., 2003; Bianchi et al., 2007; Reid et al., 2012);
Rene (Bianchi et al., 2007);
Stomaco (Kanarek, 1989; Moran, 1992);
Testicolo (Manzini et al., 2010);
Tiroide (Manzini et al., 2010);
Vagina-Vulva (Pukkala & Saarni, 1996);
Vescica (Bianchi et al., 2007; Graziano et al., 2009; Manzini et al., 2010; Pavone et al., 2012).
A queste patologie si aggiungono quelle tumorali localizzate nel torace:
Pleura (Robinson et al., 1999; Koskinen et al., 2003; Graziano et al., 2009; Bayram et al., 2012; Reid et al., 2012);
Polmone (Selikoff, 1974; Moran, 1992; Robinson et al., 1999; Koskinen et al., 2003; Graziano et al., 2009).
Oltre a quelle degenerative non tumorali:
Cuore (Miocardiopatia) (Omura, 2006; Reid et al., 2012);
Sistema nervoso centrale (morbo di Alzheimer & autismo) (Omura, 2006); (Sclerosi Laterale Amiotrofica) Omura, 2006).

Sedi della localizzazione e delle patologie da asbesto

 

Sul potenziamento e sul sinergismo.

L’esposizione a più cancerogeni ne potenzia l’effetto, moltiplicandone gli effetti e il rischio di insorgenza di patologie tumorali:

RISCHI PLURIMI NELL’IMPIEGO DELL’ASBESTO NELLE PRATICHE EDILI

APPLICAZIONE DI ASBESTO A SPRUZZO NEL CORSO DI UNA COSTRUZIONE EDILE Per gentile concessione di Mitchell Cohen.
FUMO DI TABACCO + FIBRE DI ASBESTO 10 + 13 = 56 (RISCHIO QUINTUPLICATO)

 

CRITICITA’ AMBIENTALI DA ASBESTO PER GRUPPI DI LAVORATORI

ASBESTO LIMPET: applicazione a spruzzo.
LIMPET era un prodotto della Società Keasbey e Mattison.
Nota: il lavoratore a destra provvede ad alimentare le macchine.
Per gentile concessione di Mitchell Cohen.

E’ verosimile pensare che quelle macchie bianche sui pantaloni degli operai siano deterse con la lavabiancheria di casa azionata dalle loro compagne, esposte al minerale cancerogeno sebbene non iscritte nei libri-paga dell’imprenditore.

 

Come evidenziato dal Prof. Giancarlo Ugazio, anche Abrams (1992) mise a fuoco molte e gravi pratiche in concorso tra imprenditori e sanitari collusi per occultare e/o censurare i risultati scientifici che dimostravano la cancerogenicità dell’asbesto, come quelli ottenuti da Leroy Gardner, tanto da concludere il suo articolo con l’epilemma “quante vite umane sarebbero state risparmiate se quei risultati scientifici non fossero stati pubblicati, previa censura, con trent’anni di ritardo”.

[1] H. Stephano, Thesaurus graecae linguae, vol. I, Parigi 1831-1856 – Rocci L., Vocabolario greco-italiano, Dante Alighieri Ed., 38° edizione, Roma 1995 – Montanari F., Vocabolario della lingua greca, Loescher Ed., Torino 1995.
[2] World Health Organization, Asbestos: “Currently about 125 million people in the world are exposed to asbestos at the workplace. In 2004, asbestos-related lung cancer, mesothelioma and asbestosis from occupational exposures resulted in 107,000 deaths and 1,523,000 Disability Adjusted Life Years (DALYs). In addition, several thousands of deaths can be attributed to other asbestos-related diseases, as well as to nonoccupational exposures to asbestos” su http://www.who.int/ipcs/assessment/public_health/asbestos/en/. La stima tiene conto soltanto dei decessi per asbestosi, tumore polmonare e mesotelioma e non di tutte le altre patologie asbesto correlate (tumore alla laringe e alle ovaie) e degli effetti del potenziamento che induce sugli altri cancerogeni.

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