Asbestosi – Repac

ASBESTOSI

Per asbestosi si intende una patologia polmonare provocata dall’inalazione di fibre di “asbesto”, cioè di amianto, e di seguito ne illustriamo laepidemiologia, l’agente eziologico, la patogenesi, l’anatomia patologica, il quadro clinico e decorso, la diagnosi e la terapia.

Per ogni eventuale approfondimento e/o consulenzamedica, legale, etc., si potrà contattare l’Associazione.

EPIDEMIOLOGIA

E’ una malattia fondamentalmente professionale, in quanto comunque è necessaria una esposizione significativa che solo nei luoghi di lavoro particolarmente inquinati si raggiunge; sono però segnalati casi particolari di esposizione ambientale, come quella avvenuta nelle colline della Sierra Mountains in California e casi di familiari di soggetti che avevano subito una esposizione massiva a polveri di amianto, probabilmente a causa della cura degli abiti da lavoro impregnati di polveri. Anche l’esposizione continuata in luoghi dove era presente amianto, ad esempio in campi di gioco, ha creato un significativo numero di casi di sviluppo di asbestosi.

A partire dagli anni ’30 l’uso dell’amianto nella produzione industriale è stato massivo e quindi, altrattanto massiva è stata l’esposizione dei lavoratori, e non solo; dal 1975 l’uso è stato pregressivamente abbandonato a favore di altri materiali, ma comunque nei paesi in via di sviluppo è ancora oggi utilizzato.

L’esposizione dei lavoratori nel nostro paese però è continuata per la presenza dell’amianto in innumerevoli strutture industriali, non bonificate, nell’edilizia in occasione di demolizioni in assenza di adeguate protezioni individuali dei lavoratori e nei manutentori industriali, continuamente a contatto con strutture ancora non bonificate.

AGENTE EZIOLOGICO

L’amianto è un gruppo di silicati fibrosi cristallini contenenti anche altri minerali, in particolare magnesio, ferro, calcio e sodio.

Il termine amianto deriva dal greco “amiantos”, cioè incorruttibile, il sinonimo asbesto deriva dal termine greco “asbestos”, cioè inestinguibile.

Le fibre possono essere estratte dalla roccia madre con macinazione e trattamenti termici. Lo spessore è intorno ad 1 µm, la lunghezza varia da 3 a 300 µm.

Di amianto distinguiamo 2 gruppi:

il crisotilo, o serpentino, o anche amianto bianco;

gli anfiboli, costituiti da fibre rettilinee (amosite, crocidolite, antofillite, tremolite, actinolite).

Le caratteristiche chimico fisiche dei manufatti in amianto sono particolarmente favorevoli; infatti sono estremamente resistenti, incombustibili, leggeri e sono estremamente efficaci come coibentanti ed isolanti. Fino a pochi anni or sono praticamente tutte le industrie utilizzavano nel ciclo lavorativo l’amianto sia sulle linee di produzione sia sulle proprie strutture; moltissimi erano i prodotti finiti contenente amianto.

Rivestimenti di tubi di vapore, tute di protezione degli operai, rivestimenti di forni, tetti in Eternit (mescola di cemento ed amianto), protezioni ignifughe di cavi elettrici, coibentazione di vagoni ferroviari e navigli, coibentazione di uffici, dischi per freni e molto altro sono esempi di utilizzo estensivo di questi minerali.

PATOGENESI

Il potere patogeno è da riferire alla capacità delle sottilissime fibre rettilinee di anfiboli di penetrare in profondità nell’apparato respiratorio, ed in particolare le fibre con diametro inferiore a 0,5 µm.

Il serpentino, a causa della forma ricurava, penetra con più difficoltà e viene più efficacemente smaltito dalla “clearance muco-ciliare”.

Giunte fino nei bronchioli respiratori e negli alveoli polmonari, le fibre provocano una risposta infiammatoria e vengono fagocitate dai macrofagi alveolari che si attivano nel tentativo di eliminare l’elemento estraneo; in caso di fibre lunghe però i macrofagi vanno incontro a morte cellulare rilasciando nuovamente la fibra e fattori chemiotattici per i neutrofili, oltre a sostanze ossidanti e ad enzimi litici; si instaura un circolo vizioso con richiamo di nuovi macrofagi e perpetuazione del processo infiammatorio; in particolare i radicali liberi liberati hanno effetto citotossico diretto sulle cellule che rivestono gli alveoli, i pneumociti di I tipo, e un effetto di stimolazione della proliferazione e dell’attivazione dei fibroblasti dell’interstizio. Tutto ciò provoca deposizione di collagene nell’interstizio con ispessimento della parete bronchiale ed alveolare e, in sintesi, di fibrosi interstiziale diffusa.

ANATOMIA PATOLOGICA

Inizialmente si ha una fibrosi che coinvolge le zone circostanti i bronchioli respiratori e i dotti alveolari, che poi man mano si estende agli alveoli; la presenza del tessuto fibroso modifica le caratteristiche fisiche del tessuto per cui il parenchima viene “stirato” con formazione di tralci fibrosi che circondano ampie zone aeree, vere e proprie cisti aeree, che possono raggiungere il diametro di 5 mm. Si crea a questo punto un aspetto a favo di api che caratterizza la malattia.

Inizialmente sono coinvolti i lobi inferiori e le zone sub-pleuriche, poi in successione i lobi medio e superiori.

Tipico dell’asbestosi è il riscontro dei “corpuscoli dell’asbesto“, bastoncelli di colore bruno-dorato lunghi fino a 80 µm, a volte con aspetto a grani di rosario, con estremità rigonfie, formati da fibre di amianto rivestite a strati da un sostanza proteica e da ferritina. Si tratta in sostanza del risultato dei tentativi di fagocitosi da parte dei macrofagi, delle fibre di amianto.

Contestualmente, con elevata frequenza, possono essere presenti anche le “placche pleuriche”, addensamenti ad elevato contenuto di collagene e calcio della pleura parietale, rilevabili più frequentemente sulle cupule diaframmariche e le zone anteriori e postero-laterali. Le “placche pleuriche”, non infrequentemente, possono essere le uniche manifestazione della pregressa eposizione ad amianto.

QUADRO CLINICO E DECORSO

L’esordio è piuttosto insidioso e, generalmente avviene dopo molti anni dall’esposizione.

Il paziente progressivamente accusa una sempre maggiore difficoltà respiratoria (dispnea), prima a seguito di sforzi, poi anche a riposo; compare spesso tosse cronica poco produttiva resistente a terapia.

L’evoluzione, generalmente lenta, è verso una insufficienza respiratoria ingravescente; la gravità dell’insufficienza respiratoria per lo più è correlata alla durata dell’esposizione e alla sua intensità.

Pur raramente, può comparire il fenomeno delle dita a “baccheta di tamburo” (apice delle dita delle mani rigonfio) e, negli stati molto avanzati, cianosi.

DIAGNOSI

La diagnosi viene effettuata innanzi tutto sulla scorta della storia di esposizione professionale a fibre di amianto aereo-disperse, quindi viene confermata dagli esami di diagnostica per immagini, prima radiografia del torace, poi TC del torace, meglio se ad alta definizione.

La visita con l’esame del torace è piuttosto povera di reperti; all’ascoltazione potranno essere evidenziati crepitii alle basi e un murmure vescicolare aspro.

L’esame radiografico mostra alterazioni non prima di dieci anni dall’esposizione e, in una fase iniziale, mostra piccole opacità irregolari, a volte lineari, prevalentemente nei campi polmonari inferiori. In fasi più avanzate, con l’interessamento di tutto l’ambito polmonare compare l’aspetto definito “a vetro smerigliato” e, ancora successivamente, aspetti radiologici definiti “a nidi d’ape”. Possono coesistere alterazioni pleuriche, quali ispessimenti e calcificazioni, ed obliterazione degli angoli costo-frenici.

L’esame con TC, meglio se ad alta definizione (HRTC), mostra opacità lineari intralobulari, aspetti reticolari o reticolo-nodulari a griglia, espressione di plurimi setti interlobulari ispessiti, o fine, espressione dell’ispessimento dell’interstizio intralobulare. Possono essere evidenziate, in stadi avanzati, aspetti a “vetro smerigliato e di polmone ad alveare con cavità aeree di aspetto cistico fino a 5 mm di diametro, ma anche maggiore.

E’ frequente il riscontro degli ispessimenti pleurici.

Il deficit ventilatorio può essere monitorato con gli esami della funzionalità respiratoria, quindi spirometria e misurazione DLCO, che evidenziano un quadro di tipo restrittivo e riduzione della diffusione alveolo-capillare; in fase iniziale può essere invece riscontrata una lieve ostruzione.

L’emogasanalisi può avere un significato solo nelle fasi evolutive avanzate, quando la fibrosi polmonare ha provocato una marcata riduzione degli scambi gassosi alveolari, con comparsa di ipossiemia arteriosa.

E’ incostante il riscontro dei corpuscoli dell’asbesto nell’espettorato, ma il mancato riscontro non permette di escludere la malattia.

TERAPIA

Non esiste una terapia specifica dell’asbestosi.

La terapia è mirata al miglioramento delle capacità respiratorie, quindi broncodilatatori, e al controllo dei frequenti eventi acuti bronchitici, quindi antibiotici e, eventualmente se clinicamente utile, cortisonici.


Intervista dell’Avv. Ezio Bonanni in materia di asbestosi (fermo restando che i pazienti si dovranno comunque rivolgere ai loro medici curanti, oppure ai medici del Dipartimento dell’ONA ONLUS, coordinati dal Dott. Cianciosi, oppure presso l’Unità Operativa di Medicina del Lavoro dell’Università di Siena, diretto dal Prof. Pietro Sartorelli).

Non sono un medico, e quello che so l’ho imparato anche grazie alla cortesia e alla gentilezza del Prof. Pietro Sartorelli e del Dott. Riccardo Romeo dell’Unità Operativa di Medicina del Lavoro dell’Università di Siena, e del Dott. Arturo Cianciosi e di altri sanitari, ai quali è opportuno ci si rivolga direttamente, poiché solo il medico è in grado di dare il giusto consiglio.

Quali sono i sintomi dell’asbestosi?

I sintomi della patologia iniziano a comparire in modo leggero dopo che sono trascorsi circa 20 anni dalla prima esposizione e poi negli anni iniziano ad essere molto fastidiosi.

I sintomi più evidenti sono: fatica a respirare, sia dopo uno sforzo fisico che a riposo; tosse; dolore al torace; raramente si presenta un rigonfiamento alle estremità delle dita che risultano deformate e arrossate.

Quali sono le cause dell’asbestosi?

L’asbestosi è provocata dall’inalazione di fibre di amianto che vanno a depositarsi nei polmoni senza che i macrofagi, che hanno il compito di aggredire gli elementi estranei che entrano nell’organismo, riescano a distruggerlo.

Nel tentativo di eliminare l’amianto i macrofagi emettono della sostanze che non comportano la distruzione delle fibre dell’amianto ma vanno a creare delle lesioni agli alveoli polmonari.

Alveoli polmonari: che cosa sono?

All’atto della respirazione l’ossigeno è trasportato dai polmoni al sangue grazie agli alveoli, mentre nella fase di espirazione gli alveoli hanno il compito di agevolare l’espulsione dell’anidride carbonica dal sangue attraverso i polmoni e la bocca.

Le persone che per anni hanno avuto contatti con l’amianto, subiranno delle lesioni importanti a carico degli alveoli, lesioni o cicatrici che prendono il nome di fibrosi, che impediscono agli alveoli di lavorare correttamente compromettendo l’attività respiratoria.

Rischi professionali

Intorno agli anni 70 l’amianto fu usato in ogni settore produttivo e fortunatamente mano a mano che venivano scoperti i suoi effetti collaterali il suo utilizzo è diminuito notevolmente.

I settori in cui l’amianto fu usato maggiormente sono:industrie che facevano isolamenti; industrie che facevano scaldabagni; idraulica, installazione caldaie; cantieri navali; industrie che facevano lamiere sottili; settore ferroviario; industria chimica; industria manifatturiera; industria di plastica e gomma.

Diagnosi di asbestosi:

Il medico di famiglia prima di fare una diagnosi certa, ausculterà il paziente e dopo aver valutato sia la cattiva respirazione che il classico rumore dell’asbestosi che si sente con l’ausilio dello stetoscopio, farà la diagnosi.

Il medico rivolgerà al paziente tutta una serie di domande per avere più informazioni possibili circa il tipo di vita condotto fino ad ora, il tipo di lavoro svolto e per quanto tempo si è verificata l’esposizione all’amianto.

Per avere ulteriore conferma verrà richiesto al paziente di fare tutta una serie di esami, descritto in seguito, per avere una diagnosi certa di asbestosi.

Spirometria:

È un macchinario che viene utilizzato per valutare quanto ossigeno si riesce ad inspirare e la quantità di anidride carbonica che si riesce ad espirare, ed i risultati forniscono i parametri per stabilire se i polmoni funzionano bene o meno.

Raggi X

Con questo esame è possibile rilevare la presenza di lesioni provocate ad asbestosi.

TAC

È un esame più dettagliato rispetto ai raggi X che da la possibilità di scoprire un’ asbestosi che ancora non ha provocato grossi danni.

Come si cura l’asbestosi?

Sono 4 le tipologie di cure a cui si ricorre nel caso un paziente si scopre avere questa patologia:

– se il paziente è fumatore, smettere di fumare per iniziare;

– fare il vaccino contro l’influenza per limitare le infezioni ai polmoni;

– ricorrere a farmaci che facilitino la respirazione;

– utilizzare dei presidi come le bombole di ossigeno per respirare meglio.

Nessuno di questi rimedi può far guarire dall’asbestosi, ma di certo possono contrastare i brutti effetti collaterali.

Il paziente fumatore:

Nel caso in cui ad un paziente sia stata diagnosticata l’asbestosi ed è fumatore, la prima cosa che gli verrà chiesto è di smettere di fumare per evitare importanti complicazioni come ad esempio andare incontro ad un cancro polmonare.

Se il paziente non riesce a smettere può rivolgersi al proprio medico che potrà fornirgli dei consigli e terapie mirate per disintossicarsi dalla nicotina, come ad esempio l’uso di un farmaco il buproprione che da una mano per allontanarsi dal tabacco.

Vaccini:

I pazienti affetti da asbestosi hanno maggiori probabilità di contrarre infezioni polmonari, come la pneumococcica, per cui con l’avvicinarsi della stagione fredda il medico consiglia di fare il vaccino contro la classica influenza stagionale e quello per contrastare il batterio pneumococco.

Farmaci contro l’asbestosi:

Poiché l’asbestosi va a limitare il respiro, il paziente che ne è affetto fa largo uso di broncodilatatori che sono assunti con un inalatore.

Questi farmaci arrivano attraverso l’inalatore direttamente nei polmoni e fanno si che la muscolatura delle vie aeree si rilassi per rendere la respirazione meno faticosa.

Un altro farmaco utilizzato è a base di teofillina, che è sempre un broncodilatatore che aiuta ad allargare le vie respiratorie e contemporaneamente a rilassare i muscoli e viene assunta per via orale.

Questo farmaco può provocare degli effetti collaterali:cefalea; nausea e vomito; mancanza di sonno; irritabilità; problemi di stomaco.

Concentratore di ossigeno

Se l’asbestosi è molto grave il paziente potrebbe andare incontro a delle vere e proprie crisi di ossigeno.

In questi casi il ricorso ad un concentratore di ossigeno è necessario per aiutare il paziente a respirare.

Il concentratore di ossigeno è un apparecchio che si aziona con la corrente elettrica, ha il compito di purificare l’aria contenuta nella stanza del paziente, per fare in modo che l’aria che inspirerà attraverso una mascherina sia il più possibile ossigenata.

La mascherina è collegata alla macchina da un tubo lungo che consente al paziente di muoversi agevolmente a casa.

Nella stanza dove è ubicato il concentratore di ossigeno è severamente vietato fumare, perché la gran quantità di ossigeno prodotta è altamente infiammabile ed una sigaretta potrebbe provocare una forte deflagrazione.

Nel caso in cui il paziente decida di uscire, al posto del concentratore di ossigeno utilizzerà la classica bombola di ossigeno.

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